Categoria: Battle report

La battaglia di Newtown del 1689

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La scorsa settimana abbiamo giocato la battaglia di Newtown del 10 agosto 1689 (qui c’è lo scenario). La vittoria è andata agli inglesi, favoriti e in soprannumero, in poco meno di un’ora. Un breve racconto della partita lo potete trovare nella pagina Facebook della Lu(ri)doteca  https://www.facebook.com/pg/Luridoteca-Latina… o sul profilo G+ della stessa associazione https://plus.google.com/+LuridotecaLatina/posts/…

Per l’occasione è stato aggiornato e rivisto lo scenario, in modo particolare sono state aggiunte due regole speciali per caratterizzare meglio la battaglia e rendere la simulazione quanto più possibile simile alla realtà. In particolare il giocatore irlandese ha ora la possibilità di aumentare la coesione del proprio esercito, piuttosto scarsa in verità, spostando fuori dal tavolo di gioco alcune delle proprie basi e quindi cercando, come fu in realtà, di salvare quanti più uomini possibile.

Due battaglioni di picche e moschetti giacobiti (irlandesi)

La battaglia di Lens

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La storia è stata riscritta

Domenica mattina abbiamo riscritto la storia della battaglia di Lens. L’esercito delle Fiandre, capitanato dall’arciduca Leopoldo (Maurizio Curti) e Carlo IV d’Austria (Andrea Raponi) ha avuto la meglio sull’armata francese, numericamente inferiore a onor del vero, guidata dal principe di Condé (Andrea Curti) e il conte de Guiche (Gualtiero Grassucci ).

Mauriio Curti (a sinistra) e Andrea Raponi: i comandanti spagnoli.
Maurizio Curti (a sinistra) e Andrea Raponi: i comandanti spagnoli.

La battaglia ha avuto un andamento diametralmente opposto a quella storica. Non appena terminato lo schieramento le truppe spagnole hanno iniziato a muovere, come un sol uomo, verso il nemico. Più lentamente le possenti formazioni di fanteria al centro, più rapidamente la numerosa cavalleria alle ali.

Il primo scontro, la prima scaramuccia, vede vittoriosi i francesi. Il reggimento di cavalleria francese Mazarin, schierato all’estrema sinistra, resiste a un attacco combinato di cavalleria leggera e pesante avversaria, la controcarica travolge il nemico costringendolo a una fuga precipitosa. Sarà solo un fuoco di paglia!

Incuranti di questo primo smacco gli spagnoli continuano ad avanzare. la cavalleria all’ala sinistra sfrutta abilmente lo spazio tra il campo di battaglia e il paese di Liévin ampliando lo schieramento. Condé risponde spostando rapidamente i reggimenti di cavalleria di Erlach, tenuti inizialmente in riserva, a supporto del fianco minacciato. Al centro le artiglieria ingaggiano un duello che, però, produrrà ben pochi risultati.

Il campo di battaglia visto da nord-est. Sulla destra l'armata delle Fiandre, sulla sinistra l'esercito francese.
Il campo di battaglia visto da nord-est. Sulla destra l’armata delle Fiandre, sulla sinistra l’esercito francese.

La battaglia entra nel vivo. La cavalleria lorenese e spagnola di Carlo IV respinge una carica dei francesi, forse prematura, e il reggimento di M. le Prince è preso sul fianco e travolto. I soldati a cavallo di Erlach, attardati, non riescono a schierarsi a supporto dell’ala destra francese e, presi di sorpresa, si disordinano. Condé stesso si mette alla testa del reggimento di S.A. Reale e coraggiosamente carica il nemico per cercare di guadagnare tempo ma è troppo tardi. L’intera ala destra francese è travolta.

Purtroppo per i francesi una tragedia simile, nelle stesse ore, si svolge nei pressi di Loos-en-Gohelle. Bucquoy trascina avanti l’ala destra spagnola, una carica dopo l’altra, costringendo infine il nemico ad abbandonare il campo. Il centro francese, che aveva colto qualche piccolo successo con l’artiglieria che iniziava a provocare vittime tra i fanti dei Tercios avanzanti, si trova improvvisamente scoperto su entrambi i fianchi e non può far altro che abbandonare il terreno dello scontro. La battaglia è perduta!

Oldbridge battle report

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La narrazione della battaglia al guado di Oldbridge (qui c’è lo scenario) giocata a Latina il giorno 11 dicembre 2013 (il post è riportato dalla versione precedente del sito).

Personaggi e interpreti

Guglielmo III d’Inghilterra e II di Scozia, esercito inglese Bullet Massimo Petrini
Ferdinand Wilhelm duca di Württenberg-Neuestadt,
comandante del corpo danese
Bullet Gabriele R. Rodolico
Giacomo II d’Inghilterra e VII di Scozia, esercito irlandese Bullet Gualtiero Grassucci
Richard Hamilton, comandante della fanteria irlandese Bullet Pierluigi Locarini

La battaglia

Latina, 11 dicembre 2013

 

IL guado di Oldbridge figura 1È freddo in questa mattina di luglio sulla collina di Donore. Il sole si è appena alzato ma ancora i suoi raggi non riescono a scacciare l’umidità della notte. I soldati di Giacomo, le membra ancora intirizzite, guardano in direzione del fiume Boyne, invisibile dal loro punto di osservazione, in attesa del nemico. Poi un violento boato risuona nella valle. L’artiglieria inglese, appostata appena di là dal fiume, ha aperto il fuoco. La battaglia sta per iniziare. La battaglia per il guado di Oldbridge ma anche per Dublino e il trono d’Inghilterra.

Duello di artiglierie

È l’artiglieria inglese ad aprire il fuoco per prima, forte della propria superiorità. Bersaglio la batteria franco-irlandese ubicata appena fuori dal borgo di Oldbridge. Lo scontro a fuoco non dura più di mezz’ora, gli artiglieri giacobiti subiscono perdite significative e preferiscono agganciare i pezzi ai traini e ripiegare riparandosi a sud di Oldbridge. La via per il guado è aperta, la battaglia non inizia con i migliori auspici per gli irlandesi!

Il generale Hamilton, al quale Giacomo II ha affidato la responsabilità del grosso della fanteria giacobita, decide di correre subito ai ripari e ordina alla guardia (Irish Foot Guards) e ai reggimenti de Boisseleau e Antrim di avanzare rapidamente verso il fiume. Si tratta del grosso della fanteria irlandese.

Sull’altra sponda del corso d’acqua i soldati ugonotti e nord-irlandesi di Schomberg si muovono verso il Boyne con l’intenzione di sfruttare Grove Island per attraversare e sorprendere il nemico. Li attende, però, un’amara sorpresa: la marea ha ingrossato il fiume che ora risulta impossibile da attraversare (nella simulazione si è usata la regola speciale Guadi e marea dello scenario Il guado di Oldbridge).

La strategia inglese, che prevedeva di varcare il Boyne in quattro punti diversi con tre colonne di fanteria e una di cavalleria, costringendo così il nemico a disperdere le forze per difendere l’intero tratto del fiume, è già fallita ancora prima di iniziare. Ora sarà possibile valicare l’ostacolo d’acqua in due punti soltanto. Per un’ora la confusione sembra travolgere i comandanti inglesi prima che Guglielmo decida di puntare su un massiccio attacco al guado del mulino, dove gli irlandesi sembrano più deboli. Il ritardo però ha consentito a Giacomo II e ai suoi generali di riorganizzare la schieramento difensivo. La cavalleria di Tyrconnel è spostata a est (a destra nelle immagini), a supporto dei dragoni di Liam O’Neill, insieme con i picchieri e i moschettieri di Carney, mentre le due brigate di Hamilton sono ormai a ridosso del corso d’acqua a Oldbridge, pronte ad accogliere il nemico.

Il guado del mulino

L’azione si sposta adesso sul lato orientale del campo di battaglia. Il contingente danese è ormai presso la riva del fiume e si accinge a varcarlo attraverso il guado del mulino, a fronteggiarli solo i dragoni di Liam O’Neill mentre la cavalleria di Tyrconnell affretta la marcia per supportarli. I danesi di Wurttenberg attraversano il fiume risolutamente e si schierano sulla riva opposta continuando ad avanzare, trattenendo il fuoco per la corta gittata. I dragoni attendono smontati, nervosamente, il nemico che si avvicina. Un breve scontro a fuoco e O’Neill capisce che nulla possono i suoi uomini contro i soldati danesi, un ordine secco e i dragoni montano a cavallo e ripiegano velocemente, giusto il tempo di scambiare una salva di moschetti con il nemico per disordinarlo.

Il guado del mulino figura 1
Il guado del mulino 1: La fanteria danese si avvicina al fiume mentre la cavalleria irlandese manovra per supportare i dragoni.
Il guado del mulino figura 2
Il guado del mulino 2: La Garden til Fods apre il fuoco a distanza ravvicinata contro i dragoni di Liam O’Neill.

Il primo scontro della giornata è stato favorevole alle truppe guglielmite, ma la battaglia per il guado del mulino non è finita. Per gli irlandesi c’è ancora una possibilità per fermare il nemico! La cavalleria di Tyrconnell, arrivata appena in tempo, carica la guardia danese ancora disordinata con una manovra da manuale che costringe i fanti a scaricare i propri moschetti sui reggimenti Parker e Sutherland rimanendo indifesi sulla successiva carica del fior fiore della cavalleria giacobita: i reggimenti Tyrconnell eGalmoy. Per i soldati danesi in prima linea non c’è scampo, la Garden til Fods, orgoglio di re Cristiano V è in rotta (la manovra della cavalleria irlandese è descritta, con i dettagli regolamentari, nel tutorial del regolamento).

Ma non è finita qui. La cavalleria irlandese non arresta il proprio impeto e travolge i reggimenti Prince Frederick e Prince Christian che si trovavano in seconda linea, facendone strage. In meno di mezz’ora il contingente danese è praticamente scomparso dal campo di battaglia.

Il guado del mulino figura 3
Il guado del mulino 3: La cavalleria irlandese di Tyrconnell carica la Garden til Fods sfruttando la superiorità numerica.
Il guado del mulino figura 4
Il guado del mulino 4: I reggimenti irlandesi Tyrconnell e Galmoy travolgono la Garden til Fods e piombano sulla fanteria danese ancora nel guado facendone strage. In figura si intravedono già arrivare le fanterie di Schomberg.

Le truppe guglielmite non proveranno più ad attraversare il fiume al guado del Mulino, mantendo comunque la minaccia dei reggimenti ugonotti e nord-irlandesi diSchomberg per impedire alla cavalleria nemica di tornare verso Oldbridge. A loro volta Giacomo II sposterà le fanterie di Carney a ridosso del fiume per respingere ogni ulteriore attacco sull’ala destra mentre i dragoni, ormai inutili in questo settore, sono inviati a Oldbridge dove risulteranno decisivi per le sorti della battaglia.

Il guado di Oldbridge

I combattimenti sull’ala sinistra guglielmita hanno fornito agli irlandesi il tempo necessario per rinforzare le difese di Oldbridge dove adesso sono schierati ben sei reggimenti di fanteria su due linee con l’artiglieria giacobita che, pur danneggiata, è ora trincerata all’interno dell’abitato e pronta a sparare. È questo l’apparato difensivo che deve scardinare la Gardes te Voet olandese per guadare il Boyne.

Le fanterie olandesi, 4.000 uomini in tutto, si mettono in moto e iniziano l’attraversamento del fiume. Il fuoco dei moschetti e dei pochi cannoni irlandesi è intenso ma non eccessivamente preciso e il primo battaglione della guardia riesce a mettere piede sulla riva opposta dove è immediatamente attaccato dalle Irish Foot Guards (vedi Il guado di Oldbridge 1 più sotto).

Gli olandesi combattono con tenacia e riescono a difendere la sottile striscia di terreno che hanno conquistato consentendo così al secondo battaglione di attraversare il Boynea sua volta e schierarsi in seconda linea a supporto. Dietro di loro i reggimenti di fanteria Brandenburg e NNassau hanno iniziato l’attacco a Oldbridge, fieramente difesa dal reggimento irlandese Clanrickarde (vedi Il guado di Oldbridge 2 più sotto).

La fanteria giacobita è pericolosamente esposta al fuoco dei moschetti olandesi e Hamilton non ha altra possibilità che ordinare alla propria prima linea di caricare il nemico nella speranza di ributtarlo in acqua. Le picche della guardia di re Giacomo avanzano compatte verso il nemico che le aspetta a pié fermo fino all’ultimo istante e poi scarica una micidiale salva di fucileria che apre larghi varchi nelle file irlandesi e costringe alla rotta o alla fuga l’intera prima linea giacobita. La Gardes te Voet, a prezzo di gravi perdite, ha resistito al primo controassalto.

Il guado di Oldbridge figura 1
Il guado di Oldbridge 1: La Gardes te Voet guida la colonna olandese verso Oldbridge.
Il guado di Oldbridge figura 2
Il guado di Oldbridge 2: Lo scontro tra gli olandesi e le truppe giacobite a difesa di Oldbridge.

La battaglia è ora nel suo momento cruciale. Hamilton, conscio del pericolo, lancia all’assalto la sua seconda linea di picche e moschetti che, coraggiosamente, si gettano sul primo battaglione della Gardes te Voet prima che possa riordinarsi. Questa volta il fuoco dei moschetti olandesi non è così letale da arrestare la carica nemica e nel corpo a corpo i fanti irlandesi riescono a farsi valere. Lo scontro è feroce e gli olandesi, inferiori anche per numero, sono costretti alla rotta, immediatamente sostituiti, però, dal secondo battaglione della guardia che si trovava subito dietro (vedi Il guado di Oldbridge 3 e 4 più sotto).

Il guado di Oldbridge figura 3
Il guado di Oldbridge 3: Respinta la prima linea irlandese la Gardes te Voet è attaccata dalla seconda.
Il guado di Oldbridge figura 4
Il guado di Oldbridge 4: Il primo battaglione della Gardes te Voet è in rotta. Il combattimento è sostenuto ora dal secondo battaglione

Siamo però all’epilogo. La fanteria olandese dei reggimenti Brandenburg e Nassau, dopo ripetuti e sanguinosi assalti all’abitato di Oldbridge, è costretta alla rotta. Il secondo batttaglione della Gardes te Voet è isolato sulla sponda meridionale del Boyne, bersaglio dell’artiglieria irlandese che lo colpisce sul fianco, attaccato sul fronte dai reggimenti de Boisseleau eAntrim e sul proprio fianco sinistro è caricato dai dragoni di Maxwell e Donagan. Contro ogni speranza gli olandesi resistono e respingono la carica di cavalleria mantenendo la posizione con ostinazione, irriducibili!

Il guado di Oldbridge figura 5

È solo un’illusione, però. Ancora sul fianco sinistro si materializzano i dragoni di O’Neill, ansiosi di vendicare la sconfitta subita all’inizio della battaglia. La carica questa volta è travolgente. I fanti olandesi, stremati e decimati, cedono di schianto fuggendo disordinatamente al di là del fiume.

Per Guglielmo III l’ultima speranza di forzare il passaggio del Boyne è ormai svanita. La battaglia è perduta!

Il guado di Oldbridge 11.12.13
La battaglia di Oldbridge – 11.12.13

Tornavento battle report

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La narrazione della battaglia di Tornavento (qui c’è lo scenario) giocata a Latina il 2 dicembre 2012 (il post è riportato dalla versione precedente del sito).

Personaggi e interpreti

Martin de Aragòn, comandante della battaglia Bullet Francesco Ceccon
Carlo I de Blanchefort de Créquy, comandante del corpo francese Bullet Antonio Gaudino
Vittorio Amedeo I duca di Savoia, comandante dell’esercito alleato Bullet Gualtiero Grassucci
Diego Mexìa Felipez de Guzman y Dàvila, comandante dell’esercito spagnolo Bullet Massimo Petrini
César de Choiseul comte du Plessis-Praslin, comandante dell’ala sinistra Bullet Renzo Roberti

La battaglia

Latina, 2 dicembre 2012

La battaglia si apre con il tiro dell’artiglieria spagnola, piuttosto inefficace invero, situata proprio al centro dello schieramento, contro le fortificazioni difese dagli uomini dide Florainville. Gli spagnoli continuano a mantenere l’iniziativa e le truppe del generale Gambacorta iniziano ad avanzare verso il naviglio grande mentre la cavalleria leggera dei reggimenti imperiali (principalmente archibugieri a cavallo) si allarga sulla destra per aggirare le posizioni difensive nemiche immediatamente contrastata dalla cavalleria dei reggimenti francesi Lestang, Diximieux e Allencourt che carica gli archibugieri a cavallo avversari con impeto spingendoli verso la strada per Lonate Pozzolo.

Il tempo guadagnato dalla cavalleria francese è sufficiente perché il comando franco-savoiardo possa reagire prontamente. Le truppe di Vittorio Amedeo passano senza indugio il Naviglio Grande. L’artiglieria prende posizione alla sinistra della linea di fortificazioni, i picchieri e i moschettieri la supportano allargando il fronte ancora più a sinistra e la cavalleria dei reggimenti piemontesi Souvray e Castelan si unisce a quella francese nelle cariche che respingono ancora una volta gli archibugieri nemici versoLonate Pozzolo.

I generali spagnoli, francesi e savoiardi capiscono ben presto che quello che sta per iniziare è il combattimento cruciale, quello che risolverà lo scontro. E avverrà sul lato settentrionale del campo di battaglia.

L’assalto spagnolo

Due grandi quadrati di picche e moschetti avanzano lentamente ma inesorabilmente verso le linee nemiche, più a sinistra i reggimenti tedeschi Kas e Fuchs, a destra e poco più indietro i famigerati Carlo della Gatta, Giulio Cesare Borromeo e Luzio Bocapianola. È uno spettacolo bello e terribile, i veterani di tante battaglie procedono solennemente mentre i picchieri francesi si dispongono per accoglierli con le picche in resta. Lo scontro è violento e rapido allo stesso tempo, pochi minuti e i soldati di re Luigi devono cedere terreno e ripiegare in gran confusione verso il Naviglio Grande e la salvezza.

La situazione per i franco-savoiardi è davvero pericolosa, due grandi Tercios stanno avvolgendo l’ala sinistra e il rischio che le fortificazioni difensive, costruite in gran fretta nel corso della notte appena passata, è più che reale!

Per fortuna degli alleati l’impeto e l’iniziativa spagnole sembrano scemare dopo questo primo successo. Le truppe piemontesi provenienti dal ponte sul naviglio hanno il tempo di schierarsi formando due solide linee di picche mentre l’artiglieria inizia a bombardare con inaudita violenza la massa compatta dei fanti nemici provocando gravissime perdite, la famigerata solidità dei Tercios è messa a dura prova dalla violenza del bombardamento di artiglieria. Ancora una volta i soldati del re di Spagna trovano la forza di avanzare sotto il fuoco incrociato dei mercenari scozzesi e dei cannoni francesi, l’artiglieria è travolta e le bocche da fuoco distrutte. Ma a che prezzo! I reggimenti imperiali sono decimati e, con la cavalleria lontana e inattiva, esposti in una posizione troppo avanzata.

Il contrattacco franco-savoiardo

Vittorio Amedeo e Créquy vedono la possibilità di un contrattacco, le picche piemontesi avanzano verso il nemico sottoponendo i soldati dell’odiato Asburgo a un violento fuoco di moschetteria per poi lanciarsi all’assalto con veemenza. Il quadrato spagnolo ondeggia, si disordina e poi cede di schianto fuggendo disordinatamente verso le retrovie.

I compagni italiani avanzano a loro volta per fermare l’avanzata nemica ma sono circondati su tre lati: sul fronte le picche piemontesi galvanizzate dal successo, sulla propria sinistra gli scozzesi di Crequy mentre il fianco sinistro è minacciato dalla cavalleria pesante piemontese dei reggimenti Souvray, Castelan. Lo scontro riprende con vigore da entrambe le parti ma gli italiani al servizio del re di Spagna sono costretti a cedere terreno e piano piano la compattezza del Tercio inizia a vacillare, il panico inizia a serpeggiare tra le file dei fanti fino a che la famosa fanteria spagnola è costretta a cedere di schianto e fuggire per salvare la vita. Meschini! La cavalleria piemontese è in agguato e con una carica irrefrenabile travolge quel che resta del Tercio. L’ala destra spagnola cessa di esistere e le truppe franco-savoiarde iniziano a riorganizzarsi prima di riprendere l’avanzata con l’obiettivo di avvolgere il centro nemico.

Fasi finali

La vittoria sull’ala sinistra galvanizza l’intero esercito alleato e le truppe di Pressi-Praslin, abbandonate le fortificazioni, iniziano ad avanzare verso il nemico, a dire il vero piuttosto inattivo nel settore meridionale del campo di battaglia.

I combattimenti si accendono anche a sud e ben presto diventano feroci e brutali. La cavalleria spagnola, in un disperato tentativo di guadagnare tempo, si lancia all’attacco sia al centro, dove ingaggia un violento combattimento con le truppe di Prassi-Praslin, sia sull’estrema sinistra, dove viene fieramente contrastata dalla cavalleria francese del generale de Florainville. E finalmente anche i Tercios del generale de Aragòn avanzano per supportare la cavalleria amica aggredendo i fanti nemici che hanno appena lasciato le fortificazioni.

I reggimenti italiani Lombardia, Mortara e Fijo de la Mar de Napoles tengono alto l’onore della fanteria spagnola travolgendo e annientando le picche francesi Peyregourdee de Florainville e la speranza sembra rinascere nei cuori dei duri soldati iberici.

Ma è un attimo. La cavalleria all’ala sinistra è spazzata via dalla controparte nemica. Non c’è nemmeno il tempo di programmare una contro manovra che il Tercio formato dai reggimenti Gaspare Visconti, Principe Borso di Modena e Gilles de Haes, già da qualche tempo impegnato in un aspro combattimento che ha provocato perdite sanguinose, crolla sotto i colpi del nemico fuggendo disordinatamente.

È il colpo decisivo. L’intera armata spagnola è scossa dalla perdita dei migliori reggimenti e ondeggia sotto i colpi del nemico. La battaglia è perduta e non resta che tentare di salvarsi la vita!