Tornavento battle report

La narrazione della battaglia di Tornavento (qui c’è lo scenario) giocata a Latina il 2 dicembre 2012 (il post è riportato dalla versione precedente del sito).

Personaggi e interpreti

Martin de Aragòn, comandante della battaglia Bullet Francesco Ceccon
Carlo I de Blanchefort de Créquy, comandante del corpo francese Bullet Antonio Gaudino
Vittorio Amedeo I duca di Savoia, comandante dell’esercito alleato Bullet Gualtiero Grassucci
Diego Mexìa Felipez de Guzman y Dàvila, comandante dell’esercito spagnolo Bullet Massimo Petrini
César de Choiseul comte du Plessis-Praslin, comandante dell’ala sinistra Bullet Renzo Roberti

La battaglia

Latina, 2 dicembre 2012

La battaglia si apre con il tiro dell’artiglieria spagnola, piuttosto inefficace invero, situata proprio al centro dello schieramento, contro le fortificazioni difese dagli uomini dide Florainville. Gli spagnoli continuano a mantenere l’iniziativa e le truppe del generale Gambacorta iniziano ad avanzare verso il naviglio grande mentre la cavalleria leggera dei reggimenti imperiali (principalmente archibugieri a cavallo) si allarga sulla destra per aggirare le posizioni difensive nemiche immediatamente contrastata dalla cavalleria dei reggimenti francesi Lestang, Diximieux e Allencourt che carica gli archibugieri a cavallo avversari con impeto spingendoli verso la strada per Lonate Pozzolo.

Il tempo guadagnato dalla cavalleria francese è sufficiente perché il comando franco-savoiardo possa reagire prontamente. Le truppe di Vittorio Amedeo passano senza indugio il Naviglio Grande. L’artiglieria prende posizione alla sinistra della linea di fortificazioni, i picchieri e i moschettieri la supportano allargando il fronte ancora più a sinistra e la cavalleria dei reggimenti piemontesi Souvray e Castelan si unisce a quella francese nelle cariche che respingono ancora una volta gli archibugieri nemici versoLonate Pozzolo.

I generali spagnoli, francesi e savoiardi capiscono ben presto che quello che sta per iniziare è il combattimento cruciale, quello che risolverà lo scontro. E avverrà sul lato settentrionale del campo di battaglia.

L’assalto spagnolo

Due grandi quadrati di picche e moschetti avanzano lentamente ma inesorabilmente verso le linee nemiche, più a sinistra i reggimenti tedeschi Kas e Fuchs, a destra e poco più indietro i famigerati Carlo della Gatta, Giulio Cesare Borromeo e Luzio Bocapianola. È uno spettacolo bello e terribile, i veterani di tante battaglie procedono solennemente mentre i picchieri francesi si dispongono per accoglierli con le picche in resta. Lo scontro è violento e rapido allo stesso tempo, pochi minuti e i soldati di re Luigi devono cedere terreno e ripiegare in gran confusione verso il Naviglio Grande e la salvezza.

La situazione per i franco-savoiardi è davvero pericolosa, due grandi Tercios stanno avvolgendo l’ala sinistra e il rischio che le fortificazioni difensive, costruite in gran fretta nel corso della notte appena passata, è più che reale!

Per fortuna degli alleati l’impeto e l’iniziativa spagnole sembrano scemare dopo questo primo successo. Le truppe piemontesi provenienti dal ponte sul naviglio hanno il tempo di schierarsi formando due solide linee di picche mentre l’artiglieria inizia a bombardare con inaudita violenza la massa compatta dei fanti nemici provocando gravissime perdite, la famigerata solidità dei Tercios è messa a dura prova dalla violenza del bombardamento di artiglieria. Ancora una volta i soldati del re di Spagna trovano la forza di avanzare sotto il fuoco incrociato dei mercenari scozzesi e dei cannoni francesi, l’artiglieria è travolta e le bocche da fuoco distrutte. Ma a che prezzo! I reggimenti imperiali sono decimati e, con la cavalleria lontana e inattiva, esposti in una posizione troppo avanzata.

Il contrattacco franco-savoiardo

Vittorio Amedeo e Créquy vedono la possibilità di un contrattacco, le picche piemontesi avanzano verso il nemico sottoponendo i soldati dell’odiato Asburgo a un violento fuoco di moschetteria per poi lanciarsi all’assalto con veemenza. Il quadrato spagnolo ondeggia, si disordina e poi cede di schianto fuggendo disordinatamente verso le retrovie.

I compagni italiani avanzano a loro volta per fermare l’avanzata nemica ma sono circondati su tre lati: sul fronte le picche piemontesi galvanizzate dal successo, sulla propria sinistra gli scozzesi di Crequy mentre il fianco sinistro è minacciato dalla cavalleria pesante piemontese dei reggimenti Souvray, Castelan. Lo scontro riprende con vigore da entrambe le parti ma gli italiani al servizio del re di Spagna sono costretti a cedere terreno e piano piano la compattezza del Tercio inizia a vacillare, il panico inizia a serpeggiare tra le file dei fanti fino a che la famosa fanteria spagnola è costretta a cedere di schianto e fuggire per salvare la vita. Meschini! La cavalleria piemontese è in agguato e con una carica irrefrenabile travolge quel che resta del Tercio. L’ala destra spagnola cessa di esistere e le truppe franco-savoiarde iniziano a riorganizzarsi prima di riprendere l’avanzata con l’obiettivo di avvolgere il centro nemico.

Fasi finali

La vittoria sull’ala sinistra galvanizza l’intero esercito alleato e le truppe di Pressi-Praslin, abbandonate le fortificazioni, iniziano ad avanzare verso il nemico, a dire il vero piuttosto inattivo nel settore meridionale del campo di battaglia.

I combattimenti si accendono anche a sud e ben presto diventano feroci e brutali. La cavalleria spagnola, in un disperato tentativo di guadagnare tempo, si lancia all’attacco sia al centro, dove ingaggia un violento combattimento con le truppe di Prassi-Praslin, sia sull’estrema sinistra, dove viene fieramente contrastata dalla cavalleria francese del generale de Florainville. E finalmente anche i Tercios del generale de Aragòn avanzano per supportare la cavalleria amica aggredendo i fanti nemici che hanno appena lasciato le fortificazioni.

I reggimenti italiani Lombardia, Mortara e Fijo de la Mar de Napoles tengono alto l’onore della fanteria spagnola travolgendo e annientando le picche francesi Peyregourdee de Florainville e la speranza sembra rinascere nei cuori dei duri soldati iberici.

Ma è un attimo. La cavalleria all’ala sinistra è spazzata via dalla controparte nemica. Non c’è nemmeno il tempo di programmare una contro manovra che il Tercio formato dai reggimenti Gaspare Visconti, Principe Borso di Modena e Gilles de Haes, già da qualche tempo impegnato in un aspro combattimento che ha provocato perdite sanguinose, crolla sotto i colpi del nemico fuggendo disordinatamente.

È il colpo decisivo. L’intera armata spagnola è scossa dalla perdita dei migliori reggimenti e ondeggia sotto i colpi del nemico. La battaglia è perduta e non resta che tentare di salvarsi la vita!

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