Cassano d’Adda 1705

16 agosto 1705

Eugenio prova ad attaversare l’Adda

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Nell’estate del 1705 l’Armata Imperiale in Italia, guidata dal principe Eugenio di Savoia-Carignano, cerca di aprirsi la strada verso il Piemonte per portare soccorso al duca Amedeo di Savoia. L’armata d’Italia al comando di Vendome è attestata sull’Adda per impedire al nemico il passaggio del fiume.

Cassano 1705

Legenda

Truppe
Fanteria di linea Granatieri Artiglieria Dragoni Fanteria leggera
Fanteria Granatieri Artiglieria Dragoni Fanteria leggera
Fanteria della guardia Picchieri Corazzieri Cavalleria pesante
Guardia Picchieri Corazzieri Cavalleria pesante
Traini o carriaggi Cavalleria della Guardia Cavalleria leggera
Traini o carriaggi Cavalleria della Guardia Cavalleria leggera
Nazionalità
Fanteria di linea Austria Ducato di MIlano Prussia
Francia Austria Ducato di Milano Prussia

Nella mappa ogni settore/quadrato misura 20cm nella scala 6mm o 10mm, 27cm nella scala 15mm (in questa scala si può arrotondare a 30cm la dimensione del quadrante), 40cm nella scala 20mm(1/72) e 25/28mm. Ogni unità sulla mappa rappresenta un reggimento di fanteria o di cavalleria. Le unità di artiglieria sono batterie di otto cannoni (a meno che non sia specificato diversamente).

Note

L’Adda (A1 e B1) e la Muzza (da B1 a F1) non sono transitabili; il Retorto, il Ritortello e le rogge Pandina e Cremasca sono guadabili, ostacolo di livello 1, per fanteria a cavalleria. I ponti sono transitabili per tutti in colonna di marcia. I boschi hanno VDF 1, così come tutti gli edifici ad eccezione della ridotta a protezione del ponte di barche verso Cassano (D1) che ha VDF 2. La linea di comunicazione francese passa, ovviamente, per la strada che porta a Cassano d’Adda, quadrante D1. Quella austriaca passa per le strade che portano a Treviglio (quadranti A2 e A3).

Regole speciali

Non ci sono regole speciali per questo scenario.

Protagonisti

Eugenio di Savoia-Carignano Louis-Joseph de Vendome
Eugenio di Savoia-Carignano
(18.10.1663 – 21.04.1736)
Louis-Joseph de Vendome duca di Beaufort, duca di Morcoeur, duca d’Ètampes e conte di Penthiévre, conte di Dreux e principe d’Anet e di Martingues
(Parigi 01.07.1654 – Vinaròs 11.06.1712)

Armée d’Italie

23.500 uomini: 19.000 fanti, 3.600 cavalieri e dragoni, 18 cannoni da campo

  • Armée d’Italie: Vendome +1 8um – 6d6
    • FrHvArt 1/4/- – FrLtArt 1/2/- – FrLtArt 1/2/- – FrLn 1/0/1
    • Ala sinistra: Praslin 0 8um
      • FrDr 1/-2/1 (1/0/0) – FrDr 1/-2/1 (1/0/0) (rgt. Lautrec, Vérac, Heron)
      • MiDr 1/-2/0 (1/-1/0) – MiDr 1/-2/0 (1/-1/0)
      • FrGn 2/0/1 – FrLn 1/0/1 (rgt. Anjou, La Fére)
      • FrLn 3/1/2 – FrLn 2/0/1 – FrLn 1/0/1 (rgt. Auvergne, La Marine, Dillon)
    • Centro: Ravend 0 8um
      • FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 (rgt. Grancey, Fitzgerlad, Galmoy)
      • FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 (rgt. Bourke, Limousin, Sarre)
    • Ala destra: Medavy 0 8um
      • Prima linea: FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 (rgt. Mirabeau, Perche, Ponthieu, Vendôme)
      • Seconda linea: FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 – FrLn 1/0/1 (rgt. Albigeois, Angoumois, Gatinais, Médoc, Querci)
    • Cavalleria: Albergotti +1 8UM
      • FrCav 1/-2/1 – FrCav 1/-2/1
      • FrCav 1/-2/1 – FrCav 1/-2/1

Armée d'Italie

Armata imperiale

17.700 uomini: 9.000 fanti e 8.400 cavalieri.

  • Armata Imperiale: Eugenio +2 10um – 6d6
    • Ala sinistra: Anhalt-Dessau +1 8um
      • AsMdArt 1/3/-
      • Prima linea: AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1
      • Prima linea: PrGn 2/1/1 – PrGn 2/1/1
      • Seconda linea (brigata Zumjumgen): AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1
    • Centro: von Bibra 0 8um
      • AsMdArt 1/3/-
      • Prima linea (brigata Reventlau): AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1
      • Prima linea (brigata Harsch): AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1
      • Seconda linea (brigata Wuerttemberg): AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1
    • Ala destra: Leiningen +1 8um
      • AsLtArt 1/2/-
      • Prima linea: AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1
      • Seconda linea: AsLn 1/0/1 – AsLn 1/0/1
    • Riserva di cavalleria: Principe di Lorena 0 8um
      • Brigate Visconti, Falkenstein: AsCur 2/-/2 – AsDr 1/-2/1 (1/-1/0) – AsDr 1/-2/1 (1/-1/0)
      • Brigate Roccavione, Pannewitz: AsCur 2/-/2 – AsCur 2/-/2 – AsDr 1/-2/1 (1/-1/0)

Armata imperiale

La storia

La marcia

Nell’estate del 1705 la Guerra di Successione Spagnola infuriava già da cinque anni in Italia. Il duca Amedeo di Savoia, passato dall’alleanza con i francesi a quella con gli imperiali, era isolato in Piemonte, con poche truppe, asserragliate nelle poche fortezze ancora in suo possesso. Un’Armata Imperiale di soccorso è la sua unica speranza.

Il principe Eugenio, organizzata con grande difficoltà un’armata a causa delle ambasce economiche in cui si dibatteva la corte di Vienna, aveva davanti a sé un ostacolo di notevole difficoltà: scendere dalle alpi ed attraversare praticamente l’intera pianura padana da oriente ad occidente, passando per territori, come il milanese, controllati e governati dal nemico. La primavera fu usata per riorganizzare ed addestrare l’esercito ed integrare i contingenti prussiani e del palatinato, contingenti finanziati delle potenze marittime Inghilterra ed Olanda.

L’armata si mise in marcia solo alla fine di giugno ed iniziò un pericoloso gioco a rimpiattino con l’esercito franco-spagnolo, guidato dai due fratelli Vendome, nel tentativo di evitare una battaglia che sarebbe stata certamente sanguinosa prima di arrivare in Piemonte. Il 28 giugno attraversò l’Oglio e intorno al 10 di luglio raggiunse i confini del ducato di Milano ingannando il nemico grazie a marce e contromarce. Adesso l’ostacolo era il corso dell’Adda.

Una prima ricognizione verso Concesa fu negativa. Un tentativo più concreto fu effettuato a monte del del fiume, in località Paradiso, ma questa volta i francesi si fecero trovare pronti, la scarsità di attrezzature e di pontoni fecero il resto. A questo punto il principe Eugenio, lasciato uno schermo di truppe sull’alto corso dell’Adda, marciò rapidamente con il grosso dell’armata verso Lodi sperando di lasciare indietro almeno una parte dell’esercito avversario. Arrrivò a Treviglio alla metà di agosto e da alcuni prigionieri francesi seppe che a Cassano d’Adda guardavano il ponte solo 20 battaglioni di fanteria e 30 squadroni di dragoni e cavalleria, accampati in modo non del tutto sicuro, sulla sponda orientale dell’Adda, dietro un canale detto Retorto. Il principe decise di approfittare della situazione e tentare di conquistare il ponte davanti Cassano.

Dal canto loro i francesi pensarono che il nemico avesse intenzione di scendere il corso del fiume e, per prevenire questa eventualità, l’esercito del re di Francia, acquartierato presso la cittadina lombarda, ebbe l’ordine di spostarsi verso Rivalta, più a valle lungo il corso dell’Adda. Fu quindi un po’ a sorpresa che si resero conto che il principe stava schierando le truppe per dare battaglia davanti Cassano.

La battaglia

La battaglia di Cassano d'AddaL’armata francese difendeva un ponte di barche costruito proprio dinanzi le mura della città protetto sulla sponda orientale da una fortificazione costruita nei mesi precedenti. Le truppe, una volta interrotta la marcia verso Rivalta, furono schierate dietro uno dei canali che partendo dall’Adda irrigano la pianura. Lo schieramento francese formava un arco irregolare che poggiava entrambe le ali sul fiume.

Il principe Eugenio schierò a sua volte le truppe in modo da concentrare lo sforzo maggiore in due punti. La prima e principale direzione di attacco era sulla propria ala destra, nel tentativo di conquistare il ponte in pietra che attraversava il Retorto; la seconda sulla propria ala sinistra con l’intento di convergere sul punte di barche chiudendo a tenaglia l’esercito nemico.

L’attacco iniziò alle 13 circa. Leiningen lanciò l’ala destra imperiale contro il nemico, appostato al di là del Retorto, un canale guadabile con una certa difficoltà (un tentativo di bloccare le chiuse del Retorto perché non alimentasse i canali e le rogge intorno al ponte fu impedito dai francesi che distrussero le paratie). Il primo ed il secondo attacco furono respinti dai dragoni e dalla fanteria francese, con gravi perdite da entrambe le parti a causa del fuoco ravvicinato. Nel secondo di questi assalti lo stesso generale Leiningen fu mortalmente ferito.

Il principe Eugenio allora si mise direttamente alla testa delle truppe dell’ala destra che, galvanizzate dalla sua presenza, si gettarono in acqua superando d’impeto la sponda opposta, respingendo il nemico e conquistando il ponte. Le truppe francesi ripiegarono al riparo di una trincea improvvisata costruita nel corso della mattina utilizzando i carriaggi dell’armata, riorganizzandosi per contendere al nemico il terreno palmo a palmo. La battaglia si riaccese, cruenta, e la fanteria austriaca, malgrado le pesanti perdite, superò anche questo secondo ostacolo costringendo i francesi a riparare nella ridotta, ultimo baluardo prima del ponte.

A questo punto, per vincere la battaglia, Eugenio aveva bisogno che l’ala sinistra completasse l’accerchiamento ma in quel settore le cose non progredivano con la stessa celerità. Il generale Anhalt-Dessau aveva un conpito ben più arduo: le sue truppe erano fronteggiate dal grosso dell’esercito francese che, ripiegando dalla strada per Rivalta, stava rapidamente rinforzando il centro dello schieramento. I prussiani di Anhalt superarono un primo ostacolo, la roggia Pandina, per arrestarsi davanti alla Cremasca, un secondo canale che, come la Pandinna, si diparte dal Retorto. La resistenza francese fu insuperabile: malgrado i ripetuti tentativi, anche all’arma bianca, la linea di difesa non cedette di un palmo. L’ala destra, esausta e sotto il tiro sia dei difensori della ridotta che della batteria posta sulle mura di Cassano al di là dell’Adda, fu costretta a ripiegare, in buon ordine, fino a tornare sulle posizioni di partenza.

Verso il tramonto il principe Eugenio, ferito due volte, lasciò il comando al generale von Bibra ma oramai l’impeto imperiale si era esaurito e le truppe cesaree ripiegarono verso Treviglio lasciando il campo all’armata d’Italia di Vendome.

I francesi esultarono reclamando come propria la vittoria, lo stesso fecero i loro avversari. In realtà entrambi a buon diritto. L’armata francese aveva impedito il passaggio del fiume agli imperiali e non ci furono altri tentativi nel corso dell’anno. D’altra parte il principe Eugenio aveva trattenuto l’armata d’Italia in Lombardia, distogliendola dal Piemonte, facendo guadagnare in questo modo tempo prezioso al duca Amedeo sempre più preoccupato per la sua capitale, Torino, che sarebbe stata investita ed assediata solo alla fine dell’anno.

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