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La battaglia di Rethel

du Plessi-Praslin riconquista Rethel e poi sconfigge Turenne

Lo scenario di Rethel 15 dicembre 1650 con le carte truppe e generali

Sia fatta la gloria cardinale: senza questo conquistatore assente, non avremmo fatto nulla di utile. Condusse il nostro popolo alla spedizione. Mentre un predicatore predicava, monsieur cardinale vinse la battaglia.

Dalle Mazarinade.

Un nuovo scenario per ¡¡No queda sino batirnos!! Esa. Una battaglia di medie dimensioni con circa 12.000 uomini per parte, tipica della guerra franco-spagnola che, nella realtà e sul tavolo da gioco, richiederà di usare bene le numerose unità di cavalleria!

La storia

1650: la fronda dei principi era nel pieno del suo sviluppo. Signori, duchi e marchesi combattevano la regina e Mazzarino sotto le bandiere del re di Spagna, sua maestà cattolicissima Filippo IV d’Asburgo. Le Fiandre e il nord-est della Francia erano il teatro di questo confronto che prolungherà la Guerra dei trent’anni per un decennio ancora.

La campagna del 1650 dovrebbe essere conclusa e gli eserciti già nei quartieri invernali ma un inverno particolarmente mite ha fatto sì che si combattesse ancora nella stagione invernale. Ne approfittò il duca di Choiseul, maresciallo Plessi-Preslin, che con un’audace colpo di mano riconquistò Rethel appena qualche giorno prima che la guarnigione spagnola fosse soccorsa da una composita armata di frondisti, valloni e spagnoli guidata da Turenne, Luxembourg e altri nobili francesi. Immediatamente dopo la presa della città, avvenuta sotto gli occhi del cardinale Giulio Raimondo Mazzarino, Plessi-Praslin portò i suoi soldati poco più a sud per sbarrare la strada al nemico e sconfiggerlo prima che potesse ritirarsi.

I due eserciti si schierarono a battaglia nei pianeggianti campi compresi tra Sommepy, Saint-Etienne-a-Arnes e Semide ma la battaglia prenderà il nome di Rethel solo perché il cardinale e il suo seguito si trovavano in quella cittadina. Il piano francese era quello di aggirare l’ala sinistra avversaria con la cavalleria comandata da de Villequier, piano rapidamente contrastato da un veemente contrattacco della cavalleria frondista e spagnola. Quasi contemporaneamente l’ala destra di Turenne tentò una manovra simile sull’ala opposta tentando di aggirare le truppe di d’Hocqincourt. Anche in questo caso senza successo per la pronta reazione dei Chevauxlegéres francesi che mise in fuga gli attaccanti.

A questo punto il centro spagnolo, composto dai poderosi tercios valloni, avanzò verso il nemico impegnando la linea di fanteria avversaria supportato, sulla sinistra, dalla cavalleria di de Ligne che, riorganizzata, si gettò ancora una volta all’attacco. La battaglia era ora nel vivo e i combattimenti coprivano l’intero fronte dei due eserciti. Pressi-Praslin lanciò nello scontro la sua riserva fornendo alle ali di cavalleria il tempo necessario per riorganizzarsi per un nuovo attacco che questa volta ebbe successo. Il positivo risultato diede nuovo coraggio alla fanteria francese che con rinnovato
vigore si gettò in avanti rompendo le formazioni nemiche che disordinate furono caricate ai fianchi dalla cavalleria di d’Hockincourt e de Villequier. Ai fanti valloni, travolti e decimati, non rimase che la fuga, abbandonando sul campo l’artiglieria e 800 uomini. Una piena vittoria francese!

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